05 maggio 2011

Feltrosa 2001 - dietro e avanti le quinte

Erano già due o tre anni che Vanna Romualdi mi proponeva di organizzare Feltrosa in Romagna. Nelle giornate concitate di Prato aveva avuto modo di parlarmi di Angelo Grassi e del suo spazio: gli aveva raccontato delle nostre iniziative e lo aveva invitato all'inaugurazione della mostra The Climate is Changing. Il contatto era stato creato e nel luglio successivo ci siamo incontrate a Gambettola, con Angelo per vedere gli spazi e ipotizzare un lavoro comune. Qualche mese più tardi il progetto aveva preso forma: si sarebbe organizzata una mostra di lavori in feltro site specific, coinvolgendo le cattedre di decorazione e plastica ornamentale delle Accademie di Firenze e di Bologna.
Nella foto il lavoro di Giulia Giovannoni, che si trovava all'ingresso di Fabbrica.

A novembre Fabbrica ospitò la mostra Tessile Contemporaneo e noi, Vanna, il docente dell'Accademia di Firenze Fabrizio Lucchesi ed io eravamo all'inaugurazione.
Venne anche Daniel Kevorkian e filmammo un breve documento di presentazione, proposto subito sul web.
Come dichiarato nel filmato, l'obiettivo che mi ponevo era quello di aprire Feltrosa al design ed all'arte, di dare qualche strumento affinché il mondo del feltro in Italia faccia un altro passo avanti e produca lavori personali e ben progettati. Le capacità tecniche ci sono, da tempo.
La scelta dei tutor è stata laboriosa, come sempre e più di sempre. Volevo che stimolassero gli allievi a creare lavori personali. Occorreva anche che i laboratori riflettessero delle ricerche approfondite da ogni insegnante in modo autonomo.
Tanti lamentano che le 'forme' del feltro sono sempre le stesse: la sciarpa a rete, il cappello a molla, il nunofeltro con i fiori, lo gnomo realizzato ad ago ecc ecc. Molti tendono a recepire in modo passivo lo stile del maestro, a riprodurre qualche progetto messo a punto da altri, al punto che si possono a volte ricostruire delle genealogie di insegnanti-allievi.

Al fine di creare un ponte con le pratiche artistiche accademiche, dal momento che era in programma una esposizione dei lavori degli studenti di Vanna e dell'Accademia di Firenze, avevo subito pensato ad organizzare dei seminari di incontro fra la pittura, la scultura ed il feltro. Così ho invitato Cristiana Di Nardo, laureata a Brera e specialista in feltro pittorico e Katia Volpe, le cui installazioni avevo apprezzato a Prato e poi a Gambettola.
Telefonai a Rutsuko Sakata, i cui lavori meravigliosi avevo conosciuto sul web e che mi hanno colpita per la pulizia del design e la perfezione tecnica.
Mandy Nash l'avevo incontrata a Prato, ha studiato al Royal College e ama fare ricerca. Dopo uno scambio di email durato qualche settimana mi ha proposto di sviluppare il tema del feltro stratificato in più colori e decorato da tagli in forme 3D. Il suo è stato un laboratorio nuovo, una ricerca condotta appositamente per Feltrosa.
Ho poi contattato Nina Demidova, una specialista del feltro russa il cui nome mi era stato fatto da Gaia Gualtieri, l'anima del progetto DHG.
Infine ho chiesto a Ruth Baumer di tenere dei brevi corsi paralleli, uno dei quali incarnava perfettamente lo spirito di Fabbrica: il riuso di scarti di lavorazione industriale.

Messo a punto il programma ci siamo concentrati sulla mostra ed il lavoro con gli studenti, lavoro curato da Vanna Romualdi e dai due docenti dell'Accademia di Firenze: Gianna Scoino e Fabrizio Lucchesi. Nel novembre scorso Vanna e un gruppo di studenti bolognesi sono stati a Firenze; in quell'occasione ho presentato Feltrosa attraverso un power point e Vanna ha mostrato i lavori degli studenti. Quello stesso pomeriggio ho dato una dimostrazione di tecniche del feltro, per avviare i ragazzi al lavoro.
Alcune settimane dopo sono tornata ad incontrarli per una revisione. Fabrizio ha studiato con Vanna e conosceva già le tecniche del feltro, così il lavoro di progettazione e di realizzazione è andato avanti. Nel frattempo Daniel Kevorkian ha filmato una serie di interviste agli studenti, incontrandoli nelle sedi delle due accademie e presso Fabbrica.
I video sono stati montati e inseriti sul web, e son stati mostrati a Gambettola. Poi Daniel si è occupato della grafica del manifesto e Vanna con la sua allieva Aurélie Chadaine della stampa del catalogo.

Per valorizzare il lavoro delle 'feltrosiane' ho proposto una performance nella quale dell'arte da indossare in feltro fosse animata da danzatori. Il bando fu proposto a febbraio con un post su questo blog. L'amica coreografa Valentina non era nella possibilità di occuparsene, così tramite Vanna abbiamo contattato Annadora Scalone del collettivo Duende di Bologna.
Una scelta molto azzeccata: dopo aver selezionato i lavori da presentare i danzatori hanno creato un'azione per ciascuno di loro, azione che abbiamo ammirato in occasione dell'inaugurazione di Feltrosa, il 29 aprile scorso.
E' stato un momento emozionante, per tutti ed in particolare per coloro che avevano realizzato gli abiti-scultura: Margherita Righini, Tita Malingamba, Valentina degl'Innocenti, Lisbeth Wahl, An.ni.si, Raffaella Norcini Pala. Gli interventi sono stati filmanti, per conservarne traccia.

Domenica ci siamo riuniti per ascoltare una serie di interventi illustrati da immagini e subito dopo Marco D'Agostin di Mòra, la compagnia di ballo della della Societas Raffaello Sanzio, ha 'abitato' Una stanza tutta per sé, il lavoro di Laura Giovannardi esposto nella mostra Assonanze.

I contenuti del convegno di domenica e un commento sui laboratori e sulla convention in generale in un post successivo: ho già scritto abbastanza!

Le foto sono di Daniel Kevorkian, l'ottimo Daniel

4 commenti:

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  2. Avevo avuto occasione di sentirne parlare a lungo. "Feltrosa" è un nome che affascina fin da subito, generando nella mente dell'interlocutore immagini di varia natura. Niente però di realmente vicino a quello che si osserva prendendo parte all'evento.
    Quest'anno, il mio primo, seppur solo come spettatrice ho potuto godere pienamente dell'aria che si respira nelle concitate giornate feltrosiane. Un'intenzione comune animava gli sconfinati e camaleontici spazi di Fabbrica: scoprire, creare, sentire e condividere la passione per il feltro e le sue grandi potenzialità espressive.

    Complimenti. Istruttivo, indimenticabile e suggestivo.

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  3. Grazie Mirta, è curioso come un'attività manuale che appassiona possa creare delle comunità. Ci sono persone che si vedono e si sentono durante l'arco dell'anno. E' una bellissima cosa, e mi piace aver fatto qualcosa affinché questo avvenisse.

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