Mi aspettavo commenti di questo tipo dalla nota tessitrice fiorentina. E’ vero, ad un primo sguardo la seconda mostra dedicata all’accessorio/necessario organizzata dal Coordinamento dà quest’impressione, a chi si aspetta una mostra di tessitura.
Mi sono messa per questo ad osservare attentamente, una ad una, le borse esposte.
Non ricordo tutti i lavori che abbiamo dovuto rispedire agli autori, sono infatti passati alcuni mesi ma vi erano molte borse interessanti che ci è molto dispiaciuto non avere in mostra.
Ne ricordo una piccola, in forma di prisma a base triangolare, quasi uno di quei tetrapak che in passato si usavano per contenere il mezzo litro di latte: bella nei materiali e nell’idea.
Ed una borsa-bisaccia con simpatiche tasche in bei toni caldi, indossata con entusiasmo da Marzia per mostrarla ai giurati.
E ancora una tessuta nei toni del bianco, con per trama una fettuccia di pelliccia, ben confezionata con pelle al naturale: ero convinta che sarebbe stata fra le fortunate cinquanta.
E poi una nei colori naturali delle fibre vegetali, con dei magnifici manici in legno d’olivo levigato a mano e quella piccola ma interessante, in lana bianca naturale e fibra tecnica grigio scura, la cui forma derivava da interessanti piegature e che aveva una superficie articolata da un gioco ritmico di piccole geometrie ottenute grazie all’intreccio ed al contrasto fra i materiali.
Oppure una che richiamava le bisacce sarde ed incorporava dell'autentico orbace isolano.
Oppure una che richiamava le bisacce sarde ed incorporava dell'autentico orbace isolano.
Ma veniamo alla mostra, ai lavori documentati dal catalogo, che abbiamo visto a Firenze e che vedremo a Leumann e poi ad Anversa, in Belgio.
A telaio è realizzata la borsa di Cristina Salari: un intreccio in saia spigata di lino, sapientemente assemblata sfruttando i fili slegati per creare il manico.
Tessitura circolare in materiali insoliti, fettucce di plastica, quella di Silvia Beccaria.
Uno Jacquard piazzato quello di Rakele Tondini, nel quale si riconosce una sua illustrazione, ironica e tenera, arricchita da una gala riportata in tulle.
Tessuto doppio e confezione trasformista nella Straborsa di Mirella Cerchi, indossabile in varie forme ed illustrata all’acquerello dall’autrice.
Un bel intreccio che gioca con i toni neutri del grigio con tocchi colorati, in filati sottili e spessi, quella della belga Gwenny Moris, con manico tessuto a parte in forma di nastro, in colori assortiti con i pannelli.
Interessante soluzione per lo sviluppo della forma tridimensionale quella studiata dalla cipriota Julia Astreou-Christoforou, nella quale tubolari di plastica si sposano con lana locale e filati di rame, in un gioco ritmico di lucido/opaco e di textures.
Ineke Bosma ha usato un tradizionale rimettaggio rosengang per una borsa colorata e veramente indossabile, arricchita da una finitura in pelle scamosciata ed un fiore in feltro.
Ornella Marzano ha tessuto un ampio pannello nei colori e negli intrecci della tradizione della sua terra, il Salento, e lo ha cucito in una bisaccia che attualizza quella usata dai braccianti agricoli, in passato.
Le studentesse Ilaria Mestriner e Ilaria Zandegiacomo De Lugan dell’Istituto d’Arte di Vittorio Veneto per la loro Shakira hanno tessuto una tela di cotone rosso come fondo per ciuffi di rafia naturale intrecciati con nodi ghiordes. Un bellissimo effetto ed una fattura ineccepibile, anche nei particolari: dalle rifiniture al breve testo di presentazione.
Non è riconoscibile il lavoro a telaio nella borsa di Marina Costantino, eppure essa è stata tessuta a 4 licci con filato di lana bouclé, arricchito di frammenti tessili assemblati con la tecnica dell’infeltrimento ad ago e poi follata fino a raggiungere l’aspetto della lana cotta.
Tessuta in forma è la doppia sacca di Federica Siboni, arricchita di ricami e follata.
Intrecciata, ma in molte parti con una modalità più simile alla cesteria, è la visionaria Magnattola di Lucia Lacirignola: una sorta di grande insetto-borsa al cui interno si accede muovendo le ali.

Anche alcune delle borse realizzate da studenti e messe in mostra presso selezionate botteghe artigiane dell’oltrarno fiorentino, sono state tessute a telaio.
Preziosa e tessuta a 24 licci in un piccolo motivo operato quella di Veronica Cosimetti, dell’Istituto d’Arte di Anzio, ospitata nell’atelier del modista Antonio Gatto.
O quella in tela doppia tessuta da Alessandro Cipolletti, sempre ad Anzio, in mostra presso Minna Cocchi Tricot d’Autore.
Ultima, ma prima per noi organizzatrici, incantate dalla giovane età dei giovani artefici e dalla freschezza dell’elaborato, la Borsa di Penelope degli studenti della Scuola Media Tiziana Weiss di Trieste, che si inseriva perfettamente nella vetrina dell’atelier di Giuditta Blandini Stile Biologico.
Mi auguro che la prossima edizione, che vogliamo organizzare fra due anni, veda nuovamente tanti tessitori cimentarsi nello studio e nella realizzazione di un progetto nuovo e personale, un accessorio necessario, prova e verifica della vitalità attuale della tessitura a mano e delle arti tessili in generale.
Nelle foto: dall'alto verso il basso: Sivia Beccaria, Mezzaluna - Gwenny Moris, Op pad,
Julia Astreou-Christoforou, Senza Titolo, Marina Costantino, Ebano.
Foto Daniel V. Kevorkian
Nelle foto: dall'alto verso il basso: Sivia Beccaria, Mezzaluna - Gwenny Moris, Op pad,
Julia Astreou-Christoforou, Senza Titolo, Marina Costantino, Ebano.
Foto Daniel V. Kevorkian
Una mostra davvero interessante, mi sarebbe piaciuto vederla! Ma l'ho scoperta solo adesso dal tuo blog; grazie comunque per averne parlato! Magari l'anno prossimo...
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