06 ottobre 2011

professionisti vs amatori

Dal sito ufficiale della biennale
Sono stata a Kaunas all'inaugurazione della biennale d'arte tessile: una manifestazione grandiosa, con grande mostra nel museo nazionale e una decina di mostre satellite, una vera indigestione visiva!

Ero fra centinaia di persone accorse per la cerimonia e, come accede in questi casi, non ho avuto modo di vedere attentamente le opere esposte. Per giunta avevo dimenticato di portare gli occhiali e così mi sono dovuta 'accontentare' di vedere le opere, senza poter leggere titoli, didascalie e spiegazioni.
Ero però in abbondante e ottima compagnia e quindi ho potuto commentare a caldo e discutere con colleghi e amici quanto vedevo.
Per di più la mostra coincideva con la 16a conferenza di European Textile Netwok, durante la quale abbiamo assistito a due intense giornate di presentazioni da parte di artisti, educatori e curatori di eventi tessili.
In un precedente post ho segnalato alcune opere che mi hanno colpita, ma, per avere un'idea più completa e per serbare un ricordo della mostra, mi sono letta, nei giorni scorsi il catalogo. Non sempre leggo le introduzioni ed i testi dei curatori, il più delle volte non aggiungono molto ad un'esperienza che deve essere sostanzialmente visiva. Questa volta l'ho fatto ed ho notato come la curatrice dell'evento, Virginjia Vitkienè nel suo scritto in più punti parlasse di 'professional artists'.
Il concetto stesso mi pare curioso: cosa distingue un professionista da un non-professionista?
Picasso, John Cage o Bertolt Brecht avrebbero mai distribuito cartoncini da visita con su scritto "artista professionista"?
Mi sono andata a guardare il vocabolario della Treccani: Professionista: "Chi esercita una professione intellettuale o liberale come attività economica primaria". Nel mondo dell'arte tessile questo non può essere il discrimine, ci saranno poche decine di individui che sono in grado di sostenersi con le vendite delle loro opere tessili!
La maggior parte campano insegnando in università, accademie, scuole pubbliche e/o private, altre hanno un lavoro qualsiasi, altre ancora hanno la fortuna di avere un marito che provvede alle necessità pratiche, qualcuno è ricco di famiglia!
E' un professionista colui che ha un ricco curriculum espositivo: può darsi, ma da questa categoria verrebbero esclusi i giovani e gli aspiranti.
Una quindicina di anni fa presi parte ad alcune giornate di riflessione sulle arti visive presso il Museo Pecci di Prato. Bruno Corà, l'allora curatore del museo ci informò del fatto che mai nella storia si avevano avuti tanti artisti, e in quel contesto affermò che l'artista è colui che sente in sé l'identità d'artista. Quindi, secondo lui, si tratterebbe di una vocazione, di un modo di rappresentarsi nel mondo e nella società.
Mi colpì alquanto, visto che avevo studiato prima all'Istituto d'Arte e poi al Dipartimento Arti Visive del DAMS di Bologna e pensavo di avere un'idea chiara di fosse un artista: mi scompaginava tutto!
Quindi, per seguire il suo ragionamento, è professionista chi si sente tale, chi dedica molte energie e tempo alla pratica dell'arte: questa definizione mi soddisfa di più, ma crea un discrimine molto labile, credo che non piacerebbe alla curatrice lituana.
Un altro elemento che può servire a definire l'artista è l'aver frequentato un'accademia o dei corsi.
Qui il terreno si fa molto scivoloso!
Se si decide che solo i corsi accademici danno la titolarità d'artista si opta per una visione burocratica ed esclusiva. Nel caso va anche capito quali siano i corsi accademici professionalizzanti...
Quelli organizzati dai diversi stati nelle accademie finanziate con denaro pubblico? Di solito offrono una serietà e qualità che non è sempre garantita dalle iniziative commerciali.
Ma si da il caso che vi siano Accademie ed Università che organizzano attività serali a beneficio della popolazione. Fra queste vi è l'Accademia di Anversa che ha attivato corsi per adulti in molte diverse tecniche artistiche. In quella accademia la formazione alle tecniche decorative tessili e all'arte tessile in generale si svolge unicamente nei corsi serali.
La qualità è sempre il discrimine, ma temo che non vi siano regole e metri per misurarla, ogni tentativo di definire delle categorie finisce invariabilmente per avere dei difetti.
Inoltre, nei tempi attuali, nei quali sempre più persone si dedicano alle attività artistiche ed a quelle manuali, insistere sulle categorie professionista - hobbista non fa che alimentare da parte di quest'ultimi il desiderio di accedere all'area esclusiva dei 'professionisti', esponendoli alle lucrose brame di coloro che questo accesso lo mettono in vendita.

2 commenti:

  1. Per parlare di cose che conosco meglio. Certamente Satie non era un professionista della musica, certamente lo era invece Dubois, direttore del conservatorio di Parigi e autore di noti trattati di armonia, contrappunto e fuga (ancora in uso nei conservatorî: poveri noi!). Satie si esegue ancora. Dubois non non risulta. Di costui basta e avanza ricordare che espulse dal conservatorio giovani studenti che avevano commesso il peccato gravissimo di assistere alla prima di “Pelléas et Mélisande”...
    Il mondo degli artisti si distingue in realtà in artisti veri e burocrati dell'arte!

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  2. Beh, un esempio ancora migliore può essere Charles Ives (uno dei primi compositori classici autenticamente nordamericani di fama internazionale, mi dice il risorto Wikipedia -http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Ives)
    Artisti veri ... e chi li definisce?
    L'accademia no di certo, il mercato? Mah, non ci perdo il sonno, ma certamente è un fatto, ci sono tante persone che aspirano a diventare 'artisti' e c'è un ricco mercato di persone che su questa aspirazione ci campano!

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