04 gennaio 2012

Il 2012 sarà diverso?

immagine da Esty.com
Sono andata stamattina a leggere un blog che seguo, quello di Woolbox, che lamenta la frammentazione e le divisioni che esistono nel mondo delle arti manuali.
Ci siamo frammentati e, in nome di un individualismo non sempre supportato da contenuti di spessore e portata significativi, ne abbiamo fatto il nostro cavallo di battaglia.
E più avanti:
Come alternativa proponiamo il concetto di somma o, nei casi più illuminati, di moltiplicazione. Laddove il risultato dell’operazione sia un valore significativo ottenuto come somma di tanti “resti” che, insieme, possano trovare un’espressione meno personale ma maggiormente importante, stabile, duratura.
Fare squadra: chissà che questo inusuale concetto, per quanto a parole largamente abusato, possa trovare concretezza reale e mostrare che, unendo le passioni, riducendo i costi e fruendo dell’esperienza di una comunità, si possaprogredire nel sapere, nel trasmettere, nel ricevere. Diversamente continueremo a cercare invano di far sentire le nostre voci frammentate e per questo deboli, disorganizzate e quindi sovrapposte, che solo a fatica riescono a uscire da quel brusio di fondo indistinto al quale siamo, ahinoi, avvezzi e vaccinati.


Sono convinta anch'io che occorra fare rete. Come affermato dai colleghi biellesi,  il brusio è assordante, ma temo inevitabile.
Gli strumenti di comunicazione sostengono la diffusione del sapere, ma la grandissima quantità di informazioni e stimoli difficilmente produce un qualcosa di coerente. Grandi piattaforme come Etsy stanno aggregando un numero enorme di artigiani, con il risultato che offrono una babele di immagini attraverso la quale è difficile orientarsi. La massa ingestibile di informazioni è oggetto di riflessione e di dibattito anche nel paese in cui la cultura DIYS digitale è nata, gli Usa. Da qualche anno si assiste alla nascita di siti e blog destinati alla promozione ed all'elaborazione critica della presenza dell'artigianato sul web. Fra questi il blog di Tim Adam, che da anni propone metodi per l'auto promozione dei singoli artigiani, sulla piattaforma Handmadeology.

Esistono piccoli gruppi, individualità poco inclini alla condivisione (o solo timide), centinaia, forse migliaia di appassionati: ciascuno elabora un pensiero, formalizza un prodotto.
Enti come Woolbox possono fare da catalizzatore o da contenitore, ma temo che nessuno possa organizzare in modo unitario e coerente il mondo del'arte e dell'artigianato.
Da tempo lavoro ad un progetto di diffusione della cultura tessile. Da dieci anni il gruppo informale del Coordinamento Tessitori è diventato, grazie anche alle mie insistenze, un'associazione culturale che dispone di propri, anche se limitati, mezzi d'azione.  Siamo adesso un gruppo affiatato di persone che si dividono i compiti e che lavorano ad un progetto condiviso e cerchiamo di far rete attraverso la diffusione di bollettini cartacei, presenza sul web ed organizzazione di mostre ed eventi.
So quali siano i limiti di queste iniziative, come aggregare i principianti allontani i professionisti, come i professionisti siano a volte gelosi del proprio sapere. Come sia difficile creare spazi in cui si sentano rappresentati sia gli uni che gli altri.

Esisteva il sindacato fascista delle arti, durante il ventennio e nel periodo sovietico ciascun paese dell'Europa orientale aveva un ente che si occupava e sosteneva gli artisti e gli artigiani. Sono esperienze concluse e criticate (giustamente) perché favorivano gli artefici più graditi alle leve del potere.
Qualche anno fa qualcuno tentò di dar vita ad un ente aggregativo di tutte le realtà artigianali nazionali, organizzando incontri a Roma, all'interno del Parlamento, addirittura. Non se ne sente più parlare.

Annualmente vengono organizzati grandi momenti di confronto, fra questi cito volentieri il salone Abilmente di Vicenza, che accanto ad un hobbismo trito e poco creativo in senso proprio, propone esperienze di grande qualità. Per aggregare più di 40.000 visitatori e creativi del settore occorrono mezzi economici infiniti, e per questo si debbono fare concessioni al mercato.
La frammentazione può esser vista come un patrimonio di diversificazione, volendo, e di libertà da ogni condizionamento di stato o di mercato.

Chi dispone di un blog o di una rivista può includere colleghi ed amici fra le proprie iniziative, spero che questo accada sempre più frequentemente.

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