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| Tita Malingamba, a Feltrosa 2011 |
L'inaugurazione della mostra della passata edizione di Feltrosa è stata emozionate: chi c'era se lo ricorda di sicuro. Otto danzatori del Collettivo Duende di Bologna hanno arricchito la serata animando altrettanti abiti-scultura realizzati nel giro di poco più di un mese da altrettanti artisti del feltro.
Per ogni lavoro fu scelta una musica d'accompagnamento ed una piccola coreografia, gli abiti presero vita nei gesti dei ballerini.
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| Beyus a Perugia - da wikipedia |
Ad ispirarci è stata la mostra Beuys e lo sciamano, estasi rito e arte allestita al Palazzo della Penna di Perugia fino al 4 marzo, nella quale sono esposte le sei lavagne sulle quali l'artista tedesco condensò nel 1980 la sua poetica e l'impegno per una società migliore. Quell'esperienza è documentata da un catalogo e da alcuni documenti sul web: un articolo del 2003 pubblicato su Exibart si può leggere online.
Nel visitare la mostra colpisce l'attualità del suo pensiero, in molti amiamo Beuys per il suo uso di elementi di feltro e per l'importanza che attribuiva a questo materiale. Un articolo scaricabile dal web scritto da Letizia Omodeo Salé descrive in modo esteso la sua vicenda artistica e le sue idee.
Nel visitare la mostra colpisce l'attualità del suo pensiero, in molti amiamo Beuys per il suo uso di elementi di feltro e per l'importanza che attribuiva a questo materiale. Un articolo scaricabile dal web scritto da Letizia Omodeo Salé descrive in modo esteso la sua vicenda artistica e le sue idee.
Il feltro dello sciamano - sulle orme di Joseph Beuys
è il titolo che abbiamo scelto per l'iniziativa.
è il titolo che abbiamo scelto per l'iniziativa.
“E’ impossibile un’attività artistica senza una presa di coscienza con la natura. (…). E’ per questo che in tutte le mie azioni cerco di far prendere coscienza all’uomo delle sue possibilità creative, le uniche che gli possono dare la libertà. Cerco di collegarlo verso il basso con la terra, la natura, le bestie, che hanno un posto importante nelle mie azioni; e verso l’alto, con gli spiriti.”
Joseph Beuys, protagonista dell’arte concettuale tedesca tra gli anni ’60 e ’80, ha lasciato anche in Italia preziose testimonianze della sua opera: è il caso delle sei lavagne conservate al Palazzo della Penna a Perugia, che con disegni ed iscrizioni comunicano le basi della sua poetica.
Per Beuys l’artista è come uno sciamano: il suo compito non è produrre oggetti estetici da museo, ma fare da mediatore tra la società e il suo bisogno evolutivo di rinnovamento spirituale e materiale.
L’arte quindi non è più una pratica destinata ad un pubblico ristretto, ma un’operazione di “scultura sociale”, fatta di idee, azioni simboliche, discussioni pubbliche, finalizzata al cambiamento della società; questo si può raggiungere sostituendo la collaborazione alla concorrenza, cooperando per il bene comune, rinnovando il rapporto dell’uomo con la natura e con se stesso, proteggendo la vita invece che sfruttarla. Bisogna che la parte egoistica dell’uomo muoia perché egli rinasca in un nuovo rapporto con tutto ciò che di materiale e spirituale lo circonda.
“Quando abbiamo la coscienza di collaborare tutti insieme come individui liberi, siamo anche molto più vicini all’aver creato una democrazia reale e concreta.”
Nelle sue azioni artistiche (installazioni, performance, sculture) Beuys, proprio come uno sciamano, utilizza materiali ed elementi simbolici, carichi di significati legati all’energia, alla protezione, all’unione di elementi diversi, alla trasformazione: ferro, rame, cera, burro, zolfo, miele, oro, grasso, feltro.
Il feltro è particolarmente importante, in quanto materiale morbido, protettivo, isolante, avvolgente, unione compatta di fibre che in origine erano disunite e caotiche, simbolo dell’azione dell’artista che porta ordine nel caos. Nelle sue opere sono anche presenti riferimenti ad animali legati allo sciamanesimo: cigno, lepre, coyote, cervo, api che in modo esemplare rappresentano l’importanza della collaborazione nella vita in gruppo per la sopravvivenza della specie.
“E allora il pensiero umano riceve la voce del coyote, della lepre, dell’albero, del grasso e del feltro a cui ha permesso di parlare. E l’uomo riceve la voce e accoglie i pensieri degli altri uomini, in un mondo in cui la vita riscopre se stessa.”Ringrazio Cristiana Di Nardo, autrice del testo introduttivo.


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